LACRIME DI RABBIA
dottoressa Marta Mariotti

 

Di solito gli uomini quando sono tristi non fanno niente;
si limitano a piangere sulla propria situazione;
ma quando si arrabbiano allora si danno da fare per cambiare le cose.
(Malcolm X)


Capita spesso di osservare che le persone che si trovano a rievocare episodi spiacevoli e dolorosi della propria storia personale inizino a piangere.

Questo comportamento può sembrare piuttosto ovvio e solitamente suscita in chi osserva tenerezza, e comportamenti consolatori. In realtà se si prova ad approfondire la questione si scopre che non sempre è facile ed immediatamento riuscire ad inquasrare l'emozione sottesa a questo pianto...

 

L'esperienza e la consuetudine sociale ci portano a collegare il pianto con l'emozione della tritstezza e a trattarla con morbidezza, come un momento di discioglimento e liberazione di contenuti a trattenuti ed inespressi.

A volte però, osservando meglio il corpo della persona, è possibile cogliere segnali di altro genere.
 

La pelle si arrossa, la voce è strozzata, i pugni si serrano... in generale tutto il corpo sembra attivarsi, caricarsi di energia e spesso spontaneamente si avviano schemi motori più o meno articolati. Questo quadro fenomenologico ci parla di un corpo carico, reattivo, energico, che non si concilia pienamente con la resa e l'abbandono al dolore.

In questi casi mi sembra sia più efficace pensare al pianto come ad una espressione della frustrazione e della rabbia.

Molte persone si accorgono ad un certo punto della propria vita di piangere molto più spesso per la rabbia che per il dolore, e non sanno bene che significato dare a questo pianto.

Una volta ho sentito una frase che forse invece sarebbe per loro illuminante:

La depressione è rabbia senza entusiasmo”.

Vale a dire, il pianto è l'unica possibilità che diamo al corpo di esprimere qualcosa, di scaricare l'energia, e di agire in qualche modo.. anche se è evidente che è un'espressione inefficace rispetto all'entità dell'emozione sottostante.

Tante sono le ragioni per cui non diamo alla rabbia la possibilità di esprimersi diversamente.

Innanzitutto le convenzioni sociali.

Ora se tutti possiamo essere d'accordo sul fatto che la violenza non possa essere accettata mai, tutti possiamo essere altrettanto d'accordo che agire energicamente per difendere la propria persona ed i propri confini sia non solo accettabile, ma anche auspicabile.

In effetti su questo punto i comuni metodi educativi peccano molto, perché tendono a generalizzare le situazioni e ad inibire un comportamento senza offrire però un'alternativa valida ed altrettanto soddisfacente.

Ad esempio nella mia ricca esperienza scolastica ho sentito spesso l'ammonizione “non si morde”. Certo, non si morde, affermazione assolutamente condivisibile. Ma lasciata così isolata rischia di diventare solo un'inibizione dell'espressione della rabbia.

Meglio spendere due parole in più e dire: “non si morde, ma si può dire NO, e ad esempio si possono battere i piedi” .

Battere i piedi è un comportamento che viene sempre associato al bambino capriccioso, e quindi inibito... ma tutto sommato che fastidio dà? Invece io lo trovo estremamente efficace, sia per permettere al bambino arrabbiato di scaricare la propria energia in eccesso, sia per dare agli altri la percezione di quanto si sia arrabbiati e potenti, inibendo comportamenti vessatori e prepotenti.

E qui arriviamo ad un altro punto importante: l'autocensura.

Perché non solo le convenzioni sociali ci arginano, ma anche il personale senso etico e morale.

Soggettivamente, la rabbia. Tra tutte le emozioni è quella che ci mette maggiormente in contatto con la potenza e la forza che possediamo. Ma spesso a farci arrabbiare sono proprio le persone che hanno nella nostra vita un ruolo speciale...

Cosa succederebbe se fossero investite dalla nostra rabbia?

Anche se consideriamo una persona sufficientemente adulta da non mettere in atto comportamenti violenti e realmente rischiosi, la preoccupazione principale sarà quella della distruzione... La distruzione della relazione. La paura che l'altro si allontani, se ne vada, ci lasci ecc ecc...

In realtà la rabbia non distrugge le relazioni. In questo senso agiscono molto più efficacemente meccanismi passivi come la noia, l'indifferenza emotiva, la manipolazione, il boicottaggio...

L'inibizione della rabbia, con il senso di frustrazione e di debolezza che ne deriva e che può sfociare in angoscia e depressione, sono molto più pericolosi...


 

 

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